Innamorarsi.

Li vidi la prima volta al bar dove pranzavo, vicino al mio ufficio. Da allora, quasi ogni giorno, li incontrai per qualche mese.

Spesso ci scambiavamo qualche sorriso. Non era cortesia, ma constatazione silenziosa di un amore. Lo spettacolo di una passione incontenibile, forse consumata clandestinamente proprio lì, ogni giorno.

Arrivavano su auto diverse, a volte ripartivano con la stessa. Al tavolo pranzavano, senza smettere un istante di fare l’amore. Occhi negli occhi, sorrisi, carezze risate…

Non avrei potuto rendere la  storia più interessante di quanto già fosse.  Alla mia regia immaginaria, inquadravo da diverse angolazioni, scoprendo chi fossero ben oltre quell’ora di pranzo.

Mi entrarono dentro come se il bagliore di un colpo di fulmine avesse colpito anche me. Condividi il Tweet

La vista dei loro corpi mi trasmetteva un’eccitazione artistica. Era come se osservandoli potessi tirare fuori da quelle sagome qualcosa di unico…Entrambi  alti, le ossa sottili e la classe di cui alcuni sono naturalmente provvisti, a cui un abito, un gioiello, una pettinatura, non possono dare o togliere nulla.

L’aria, in loro presenza, era carica di elettricità.  Mi chiedevo a che punto fosse la loro storia. Se esistessero altri due, in un’ altra vita, di cui non avrei mai saputo. Dimenticati, traditi. Se fossero prossimi a lasciare tutto e tutti per questo amore o se si fossero incontrati e compresi da subito, amandosi  in modo totale senza bisogno di ferire nessuno.

Dopo qualche tempo, lasciai il lavoro e in quel bar non tornai più. Molto spesso nel corso degli anni, mi sono chiesta cosa ne fosse stato di loro. In cuor mio speravo che i sorrisi e gli sguardi, avessero resistito all’abitudine, alle complicazioni e agli ostacoli.

Qualcosa allora, e anche oggi, mi diceva che l’amore è da subito; anche se poi accade che tempi e modi  a volte non coincidano, spezzando storie e cuori, nulla è definitivo. Ogni esito è legato al gioco della mente e con essa cambia di continuo.

Sicuro. Fra loro era stato subito, e non potevano fare altro che seguirlo, risalendo la corrente, guidati da un istinto naturale.

Innamorarsi

Ci incrociamo mentre percorro uno sterrato nei pressi del fiume e, quasi perdo il controllo della bicicletta per seguire le due sagome, fino a vederle sparire poco più in là.

Giurerei che fra noi tre ci sia stato di nuovo un momento di tacito assenso.

Indossano gli occhiali da sole, ma io guardo le loro labbra. Chiacchierando  animatamente come sette anni fa, a quel tavolo, ruotando il capo, mi rivolgono un sorriso, facendomi dono di un altro frammento di energia.

Complici e splendidi come allora, corrono fianco a fianco, in maglietta e pantaloncini.

Passando oltre, cerco un punto di approdo, lego la bici alla prima transenna, mi siedo lungo la scaletta che scende al fiume in preda all’urgenza incontenibile di scrivere quello che provo.

Sette anni fa, quando probabilmente il loro amore era appena nato, io c’ero, e oggi sono di nuovo qui. Posso testimoniare che sì, esiste in questo momento, e in questo mondo.

Io mi sono soltanto affacciata al balcone, li ho osservati vivere per qualche istante. Non posso immaginare se dietro quei frammenti di felicità, ci fosse una storia contrastata, o avvelenata da gelosie, liti e riappacificazioni.

Se così fosse, fui ammessa ad assistere solo a queste ultime.

Devo fare in fretta e urlare nel mio modo silenzioso questa gioia.

Giusto un istante per rendermi conto che intorno a me c’è tanta gente serena e rilassata, seduta ai tavolini del chiosco, lungo la strada e fin giù, sulla riva. Sembra di stare al mare, ma è solo una versione estiva del lungo argine.

Un grande SI mi martella le tempie. Un sì che potrei mettere in musica, ma che ora mi riesce più facile descrivere con le parole.

Un sì che mi attraversa dalla testa ai piedi. Un sì che fa ballare le mie cellule. Un sì che si spalanca in un sorriso mentre scrivo. Un sì che dice grazie perché questo è l’unico contagio che non può essere fermato da alcun vaccino.

È il sì che oltrepassa qualunque barriera, e scioglie le resistenze più strenue.

Un sì che si propaga di corpo in corpo e non avrà mai fine. Nemmeno quando chi ti amava non ti ama più, nemmeno quando è accaduto molte volte di dire basta,  nemmeno quando l’altro ha smesso di abitare lo stesso corpo vicino al tuo corpo, nemmeno quando il tuo corpo è vecchio e logoro.

È il sì che ci attraversa, come un fiume le valli, e non può che scorrere per raggiungere il mare e fondersi in esso. Un sì che basta a se stesso. Non c’è nemmeno bisogno di un altro essere umano accanto per avere conferma della sua esistenza, basta respirare. L’aria ne è totalmente satura.

Non esiste che questo. E allora che altro fare se non  lasciare che ti attraversi e faccia di te ciò che vuole? È la sua natura. Quando lo scegli, questo sì ti porta con sé.

Discesa dall’Himalaya dei sentimenti più puri, avverto una forza che scorre libera, intera.

Percorrendo il tragitto a ritroso, mentre il sole inizia a calare, incrocio almeno tre coppie di età diverse, che salutano il giorno, tenendosi per mano, o allungandosi uno verso l’altro, sornioni come gatti in vena di coccole.

Persone comuni. Sprovviste di corpi statuari, forse nemmeno favorite da comode esistenze, eppure disposte ad amare.

Il sì continua a risuonare. Vivere per seguirlo, fino all’ultimo respiro. Si vale la pena. L’amore è dove tu sei. È il mio sì che si unisce al coro dei sì di tutto il mondo e ne diventa parte.

Per ogni sì, un tassello del mio cuore va al suo posto. Scelgo di arrendermi a quel che sono, e fare l’unica cosa che so fare: io credo.

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A chi sceglie di avviare un’attività professionale, oggi è richiesto di porsi una domanda ben precisa a cui rispondere prima di iniziare. La domanda è: quale o quali problemi puoi risolvere alle persone con ciò che offri?

Ecco,  se fra coloro che leggeranno queste righe, almeno uno, che ha smesso di farlo, avrà  di nuovo voglia di credere, ho la sensazione che il mio lavoro avrà iniziato a trovare il suo senso.

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