Un buon editing è il segreto di ogni scrittura efficace

Un buon editing: ecco il segreto per una scrittura di successo.

La parola editing viene utilizzata con diversi significati e applicazioni pratiche e, in generale, consiste nel confronto fra un autore e un editor. Si tratta di un lettore forte. Un appassionato cultore della lingua. Un professionista capace di consigliare, motivare, affiancare e collaborare con competenza e pazienza per la miglior riuscita del testo creativo o tecnico.

È un lavoro che può richiedere diversi mesi e fa sì che quello che è già contenuto in un’opera o solo nella mente dell’autore, a volte in modo confuso o destrutturato, possa emergere ed essere valorizzato nel migliore dei modi.

Autore ed editor dovranno ricordare, durante tutto il periodo di collaborazione, dove inizia e dove finisce il ruolo di ciascuno e la responsabilità di entrambi poiché, in mancanza di apertura, elasticità, attitudine collaborativa e costruttiva, ci si può bloccare. Vediamo più da vicino come funziona.

Che cos’è l’editing e a cosa serve

Quando si liberano le idee e sono sole nel vuoto, prima o poi si sposano, si scontrano o semplicemente si cercano. Massimo Gardella – Editing.

Prima di tutto stiamo parlando di un incontro fra due persone , ossia due mondi, dell’inizio di un’ avventura che può essere più o meno appassionante, ma di sicuro non sarà mai banale.

Qui consideriamo la professione, in relazione al contenuto destinato a diventare libro su carta, o eBook, oppure articoli, report, presentazioni, e quanto sia inteso come prodotto della scrittura.

L’editing spazia da un’azione molto tecnica e meccanica di pulizia da refusi ed errori grammaticali, fino allo sviluppo della trama, dei personaggi, degli intrecci narrativi, della struttura complessiva, della verifica di localizzazioni, fonti e citazioni, in base al genere di scrittura prescelto.

L’editing serve ad alleggerire o implementare, nel rispetto dell’autore, con il fine di aiutarlo a dare il meglio di sé.

L’intento dovrebbe essere quello di donare equilibrio, profondità, completezza e precisione al testo.

La collaborazione prevede che entrambe le parti siano consapevoli del proprio valore: l’autore sarà creativo, dedito e padrone della sua storia, dal canto suo l’editor offrirà sostegno e suggerimenti con costanza, discrezione e autorevolezza.

Va ribadito che l’editor non scrive al posto dell’autore, quello rientra nel ghostwriting.

L’editor si addentra nel testo già ideato, per aiutare l’autore a migliorarlo dal punto di vista lessicale, sintattico e concettuale, affinché risulti fluido, ben strutturato e brillante.

Interviene anche in modo sostanzioso dove necessario, per suggerire integrazioni o sottrazioni, per segnalare le parti in cui dialogo, spessore dei personaggi e intreccio della trama, oppure argomentazione dei concetti, distribuzione dei capitoli o delle parti in cui il libro viene suddiviso, richiedano di essere potenziati e raffinati, uniformati, meglio organizzati.

Allo stesso modo, lavora per ridurre ridondanze, frasi fatte, uso di descrizioni che non avvalorano la narrazione ma l’appesantiscono, tutto al fine di aiutare l’autore a trovare una voce e un ritmo realmente personali, senza alterare l’impianto ideologico del testo.

Quando è il momento di fare l’editing

Il lavoro di editing inizia generalmente al termine di una prima stesura completa. Ogni passaggio, così come ogni fase di riposo dal lavoro di lettura, verifica, rilettura e affinamento, è prezioso di per sé e nel raggiungimento dell’esito finale.

Diversamente, quando si procede affiancando l’autore nella stesura, parliamo di writing coaching. Non è escluso, e anzi per la mia esperienza utile, che editing, revisione e supporto alla scrittura, con diversi strumenti tecnici o motivazionali, si possano proficuamente associare.

Esiste in ogni caso un processo indispensabile, che deve rifuggire la fretta, per evidenziare ed esaltare i punti di forza di ogni opera letteraria.

È naturale, infatti, che l’autore viva in simbiosi con la sua opera, specie dopo avervi dedicato tanto tempo ed energia, e gli risulti perciò difficile valutarla con distacco. Per questo, il lavoro di analisi e affiancamento dell’editor e la fase di editing sono irrinunciabili.

Altrettanto importanti sono anche i tempi in cui lasciar riposare il testo o raccogliere le osservazioni di lettori diversi, competenti e al tempo stesso non coinvolti emotivamente e tecnicamente.

Un lettore esperto come l’editor, che per diventarlo ha letto e legge molto, oltre ad aver affinato molte altre doti, (dall’ascolto empatico, alla conoscenza del mondo editoriale ecc.)  instaura con l’autore un rapporto stretto, e diventa il suo primo fan ma al tempo stesso deve fungere da critico autorevole in un’ottica costruttiva che l’autore, senza mai snaturare se stesso, dovrebbe considerare con apertura e interesse volto al miglioramento dell’opera. L’editor lo porterà così per mano tra i dedali dell’incertezza, dell’ansia e del timore, così come attraverso i momenti di stanchezza e rifiuto dell’opera stessa, fino al trionfo della pubblicazione, partecipando intensamente ad ogni fase.

L'editor è un visionario appassionato e non vede l'ora che la tua opera possa volare. Condividi il Tweet

Le fasi dell’editing

Nel percorso di collaborazione, l’editor potrà indicare altri testi o fonti visuali che aiutino l’autore a calarsi  ancor più nella sua narrazione, o a considerarla da diversi punti di vista. L’editing è un lavoro che necessita di alcune fasi imprescindibili. Si rendono necessari almeno tre cosiddetti giri di bozza per ottenere un buon risultato complessivo.

  • Una prima lettura che comporta annotazioni e osservazioni a tutti i livelli da parte dell’editor, e che l’autore valuta ed eventualmente integra.
  • Una seconda, per affinare e arricchire ancora.
  • Una terza per verificare che ogni dettaglio sia stato curato e non vi siano incongruenze di contenuto e forma.
  • Infine, il  “visto si stampi“, così definito dall’editoria tradizionale, da parte dell’autore rispetto all’ultima correzione di bozze, darà il via alle fasi successive.
  • Nel frattempo altri professionisti avranno lavorato alla progettazione grafica della copertina e della quarta di copertina, la scelta del formato, l’impaginazione, la valutazione del percorso editoriale, il lancio, la prevendita, la promozione, le presentazioni, la creazione di una rete di relazioni nel contesto di riferimento e così via.

Diventa quindi evidente che pubblicare è solo il primo passo di un percorso intenso, durante il quale l’autore, come genitore naturale dell’opera, è sempre chiamato ad impegnarsi in prima persona e a frequentare contesti che ne supportino la notorietà.

Quando finisce il lavoro dell’editor?

Per le successive operazioni possono intervenire: un eventuale ufficio stampa e partners commerciali che accompagnano il testo in società, per così dire, favorendone la visibilità. In ciò rientrano ad esempio collaborazioni con bloggers e pagine social dedicate allo stesso genere di contenuti.

L’intero iter può essere interamente gestito dall’editore, qualora ve ne sia uno, oppure organizzato indipendentemente dall’autore o dal consulente editoriale, e dall’editor stesso nel caso di un’autopubblicazione.

L’editor non lascerà il suo autore fino a che ogni fase sia stata completata. La sua confidenza con il testo gli permette infatti di interagire con tutte le figure coinvolte meglio di chiunque altro.

Editing: un mix di tecnica e passione per la riuscita del progetto

L’aspetto umano di questa vicenda professionale è senz’altro il lato più affascinante e complesso della cosa. Inevitabilmente, se fra i due si stabilisce un rapporto di complicità, vi sarà reciproca contaminazione: prendendosi cura della scrittura del suo autore, l’editor affinerà anche la propria. Prestando attenzione ai suggerimenti dell’editor, l’autore a sua volta potenzierà il suo talento. Non mancheranno le opinioni contrastanti ma tutto ciò fa parte del gioco.

La bellezza di confrontarsi, mi fa pensare alle passeggiate dei filosofi greci, in compagnia dei loro studenti e colleghi. Non andrebbe mai dimenticato infatti, che la scoperta e il fine ultimo in questo genere di collaborazioni  è l’accrescimento del sapere e della conoscenza di sé di tutti i soggetti coinvolti.

Fare un buon lavoro di editing così come di  ghostwriting  significa portare i soggetti coinvolti a credere ancor più nel progetto editoriale e supportarlo perché possa distinguersi nel tempo per qualità e valore.

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