Fare spazio per creare

Come fare spazio per evolvere?

Fare spazio per creare

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Cosa significa veramente fare spazio e come farlo?

Fare spazio ha a che fare con la nostra storia

Siamo certi di conoscerci abbastanza? Indaghiamo al punto che una lampadina interiore si accenda a rischiarare le zone d’ombra?

Quando viviamo un disagio sappiamo anche che una parte di esso ci dà sicurezza e spessore.

Siamo affezionati a quello che riteniamo di aver imparato di noi e degli altri piuttosto che a ciò che potremmo scoprire senza fare riferimento alla storia già nota.

Lo sguardo resta rivolto all’indietro. Misuriamo l’esistenza secondo uno scorrimento lineare del tempo.

Conosciamo una minima percentuale di ciò che ci circonda, eppure guardiamo al presente e al futuro attingendo ad essa.

Che cosa significa fare spazio?

Fare spazio significa creare nuove connessioni neuronali.

Ricerche recenti dimostrano che fra le persone colpite da ictus, sviluppano nuove e inattese abilità coloro che attivano percorsi cerebrali diversi e creativi, sopperendo alle tracce danneggiate anziché cercando di recuperarle.

Ciò che ora non c'è, fra un istante esisterà, possiamo crearlo. Condividi il Tweet

Altrettante ricerche provano che Il cuore è un organo pensante e indipendente tanto e più del cervello.

Sincronizzare le onde elettriche di cuore e cervello è possibile per chiunque. Richiede soltanto un po’ di auto ascolto e osservazione, la pratica costante consente di attivare potenziale cognitivo ed emotivo, incrementando salute e benessere.

Possiamo farlo in ogni momento a patto che la nostra attenzione non resti su ciò che non vogliamo. Come?

Respirare ad esempio

Con il respiro possiamo favorire il ricambio dell’energia. Possiamo scorgere la bellezza che sta ovunque e si rende visibile quando l’attenzione, ripulita dal flusso in entrata e in uscita del respiro, va naturalmente verso di essa.

Non scontato, se si ricorda che la vita in primo luogo è respiro e nel nostro vivere quotidiano molto spesso respiriamo poco e male.

È semplice. Cosa ci impedisce di riuscire?

Il fatto che non ci prendiamo abbastanza cura di ascoltarci e di creare un momento di calma profonda, necessario per farlo. O ancora, e ben più spesso, perché evitiamo il senso di responsabilità.

Perché crediamo di dover fare grandi cambiamenti mentre il più delle volte si tratta solo di tornare ad ascoltarci. I cambiamenti possono essere una conseguenza  inevitabile se a lungo abbiamo ignorato le nostre autentiche priorità ma, se non subito, sono sempre portatori di gioia perché aiutano a fare lo spazio necessario per creare e scrivere una storia nuova.

 Intenzione e attenzione vanno rivolte all’interno, e così il potenziale inespresso che ristagna e produce scorie emotive e fisiche si risveglierà.

Lo spazio interiore si crea anche facendolo materialmente all’esterno; per questo uso il riordino come uno degli strumenti più utili per chiarire una direzione o quando voglio sbloccare qualcosa.

È un gioco di rimandi. Un flusso basato sulla cooperazione.

Uscire dall’identificazione

Possiamo scegliere in qualunque momento di guardarci senza il nostro bagaglio di informazioni e convinzioni.  Sta solo a noi. Siamo disposti a scoprire come può essere?

Vero è che ovunque andiamo ci portiamo appresso i nostri pensieri, ma con un po’ di coraggio, possiamo imparare a morire e rinascere ogni giorno. Anche più volte al giorno. Paroloni che fanno venir voglia di interrompere la lettura?

Forse, ma in fondo moriamo ogni sera andando a dormire. E chi ci garantisce che ci sveglieremo domani?

Dunque con “morire” qui intendo solo accantonare le certezze che ci ricordano chi siamo, e il sistema che ci fa sentire al sicuro, e, forse, rimandare.

E con rinascere: osservare cosa ci fa stare bene e cosa ci fa stare male, ascoltando prima di tutto il corpo che usa un linguaggio sincero e immediato.

Usare l’emozione

Un momento prima di concepire il pensiero infatti, un’emozione ci dice qualcosa di molto preciso e lo sentiamo in un punto del corpo.

  1. Quale emozione provo?
  2. In quale punto del corpo?

Prestare ascolto a queste due indicazioni può farci fare un click.

Accettando di andare oltre il terreno che conosciamo possiamo percorrere strade non battute.

Non accontentiamoci di stare sereni. Doniamoci altre possibilità. Questo porta inesorabilmente a creare. Condividi il Tweet

Non è diverso da un fiume che scorre. Sebbene sia possibile arginarne la forza, nulla potrà impedirne il flusso.

Solo noi sappiamo dove, quando e con chi ci sentiamo in armonia. Solo noi scegliamo di mettere un limite al livello di esplorazione.

Possiamo non dare ascolto al corpo ma sappiamo sempre cosa ci sta dicendo.

“Perché i bambini sono così bravi a stare in equilibrio su un piede solo? Perché sono sempre magicamente connessi con il presente mentre noi no e perdiamo il bambino che siamo stati, ma ascoltandoci lo ritroviamo”. Giovanni Allevi. L’equilibrio della Lucertola.

 

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