Abbiamo tutti una storia da raccontare

Netiquette. La regola del buon vicinato nei social network come nella vita

So cosa sia la gentilezza. Amo riceverla e donarla. E ritengo che sia un presupposto sufficiente per lavorare bene sui social network. Tutto qui?

Sembrerebbe un petardo…Invece la bomba sta proprio nella semplicità. Nella visione chiara che ti si mostra.

Possiamo ragionare di strategia ma se non c’è buon senso non ci saranno seo o serp che tengano. Condividi il Tweet

Imparare come posizionarti sulle prime pagine di Google con un’ottima strategia non è lo scopo ultimo della comunicazione efficace.

Interiorizzare la netiquette

Interiorizzare, (non imparare), che netiquette=gentilezza, correttezza e buon senso è una  grossa parte del lavoro di un comunicatore, di un copywriter, di un autore, di un digital specialist, di un coach, di un formatore, di un manager, di un imprenditore…

Scrivi ottimi contenuti ma se ti manca la gentilezza sei come un fiore senza profumo. Anche online.

O più semplicemente di un essere umano immerso in una realtà digitale per buona parte del suo tempo.

Le regole del buon vicinato possono essere applicate anche sulla piazza virtuale dei social network.

Se hai un buon rapporto con il vicino puoi usare le stesse regole sui social network

Se hai un buon rapporto con il vicino indubbiamente non attacchi un adesivo sulla sua porta dove affermi che al party di dubbio gusto dello scorso fine settimana era con te. Perciò a quale scopo taggare gli amici di facebook su improbabili eventi che forse ignorano?

Se hai un buon rapporto con il tuo vicino non lo iscrivi alla gita della parrocchia, alla sagra della zanzara o al festival del carciofo se non te l’ha chiesto. Dunque perché iscriverlo a un gruppo senza domandare almeno se l’idea piace?

Se hai un buon rapporto con il tuo vicino non gli suoni il campanello per chiedere in prestito un pacco di pasta appena è arrivato nel tuo palazzo. Forse prima lo saluti sulle scale. Forse prima fai due chiacchiere per approfondire la conoscenza.

Forse prima gli offri qualcosa da bere. Dunque perché chiedere l’amicizia a qualcuno e un nano secondo dopo inviargli una call to action? “Sostieni questo progetto!” “Metti mi piace alla mia pagina!” “Vota tizio!” “Firma la petizione!”

Se hai un buon rapporto con il tuo vicino e gli chiedi  un favore non scompari quando te l’ha fatto. Dunque perché  chiedere idee, preventivi e confronti in amicizia tramite messaggi privati e non dire grazie, con gli stessi strumenti, anche se non se n’è fatto niente?

Perché lasciare una email personale senza  un cenno di riscontro? Forse che se ricevi una lettera da un vicino la butti direttamente nel cestino? Il telefono, per quanto strumento sempre meno usato per parlare con qualcuno, resta pur sempre nato a questo scopo.

Se hai ottenuto un successo professionale non appendi manifesti nel quartiere per proporti come in campagna elettorale, dunque perché inviare un messaggio a tutti i tuoi contatti (intimi o meno)? Forse sarà più carino organizzare una piccola festa. Offrire qualcosa. Condividere sulla home page del tuo profilo ciò che rappresenta per te questo successo.

Imparare a giocare facile.

Una buona comunicazione potrebbe fondarsi sulla regola del buon vicinato.

Semplificare, giocare facile e curare i dettagli,  cioè osservare veramente, riportare al centro di ogni relazione il valore umano senza timore, come mi ha insegnato fra le altre cose, Giustiniano la Vecchia  al percorso esperienziale women on track.

Ma allora come costruire la propria rete di contatti? Come farsi conoscere? Come far conoscere eventi, iniziative, prodotti e servizi?

Certamente raccontandoli. Prima alle persone che fanno parte della cerchia più intima e poi piano piano allargando il cerchio. L’esempio del sasso nell’acqua, che crea cerchi concentrici sempre più ampi, rende bene l’idea. Questa è una strategia sana, naturale e corretta con cui ciascuno può raccontare la propria storia.

I valori sono il centro della storia

Possiamo fare di ogni progetto un racconto e adottare tecniche di storytelling. Diverse e adeguate per ogni caso e sempre rispettose dei valori che vogliamo esprimere.

Coerenti con chi siamo prima che con ciò che vogliamo proporre e vendere. È vero non è sempre semplice. Quando lavoriamo per un cliente che ci chiede di costruire la comunicazione del suo brand, nel quale per esempio non ci identifichiamo affatto, come potremo fare sul serio un buon lavoro? È come votare per un partito nel quale non crediamo.

Allora cerchiamo i valori prima che i progetti. Non necessariamente saranno tali per noi ma potrebbero esserlo per molti in ascolto e nostro compito, in quanto comunicatori, è informarci, studiare e conoscere a fondo. E ricordare che possiamo sempre scegliere di essere portavoce o divulgatori di una missione.

Le persone sono abituate ad essere prese per mano anche dalle strategie di marketing e una proposta irrispettosa, imposta, ha l’effetto di un sasso scagliato contro i vetri della finestra mentre si è intenti a leggere, studiare o rilassarsi e  non può – giustamente – sortire un buon effetto.

Osserviamo se ciò che abbiamo da offrire risolve un problema. Appaga un bisogno. Sì questa è la visione del marketing ma più di qualcuno mi ha insegnato che si può unirla ad altro.

Conoscere il principio del dono

La visione strategica per esempio può contemplare il dono. Non tanto offrire una guida  per imparare come diventare esperti in dieci mosse, ma adottare per esempio un principio straordinario che alcuni illuminati autori stanno riattualizzando e applicando all’economia.

L’economia del dono, in cui chi dà non è meno appagato di chi riceve, perché ha compreso che l’atto del dare, compiuto con gioia, è il trampolino per spiccare un importante salto umano.

Significa camminare su un sentiero in cui la strategia diventa strumento di comunicazione di una sostanza autentica, costruzione di relazioni reali, non vuoto impiego di regole per raggiungere un obiettivo. Significa contaminare il proprio modo di porsi nel lavoro e nelle relazioni. Significa rovesciare il punto di vista: da me a te.

Come mi è stato insegnato? Con l’esempio! Diretto, trasparente e pulito. Elevato e nobile di Giustiniano stesso, di Giovanni Ronci e di altri professionisti con i quali ho avuto e ho il piacere di confrontarmi.

L’esempio, giunto a me in forma di dono inaspettato a mani aperte e piene, mi ha messo in una condizione di ricchezza, sazietà e fiducia e mi ha contagiata con impulso virale: la consapevolezza di poter continuare con fiducia su questa strada in cui lavorare vuol dire condividere la visione di possibilità valide per me quanto per te.

L’obiettivo della netiquette e di una strategia corretta dunque è l’altra persona. Non l’auto celebrazione.

Dialogare. Comprendersi. Entrare nella storia dell’altro e aiutarlo a raccontare. Conoscere. Un… Condividi il Tweet

Perché ciascuno possa lasciare qualcosa di meglio dietro sé quando passerà oltre. Perché ciascuno ha la propria storia da raccontare. Perché per ciascuno esistono valori specifici che possono diventare il centro della sua storia.

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